INDOVINA CHI VIENE A SCRIVERE,  PAMIR

PAMIR: LA LIBERTÀ DI VIAGGIARE AI CONFINI DEL MONDO

La libertà di viaggiare ai confini del mondo, fino in Pamir, mi ha permesso di toccare con mano una storia differente dalla mia, una storia di povertà, di ospitalità nonostante il nulla, di libertà negate e donne rapite.

Una storia che oggi voglio raccontarvi, se avrete la pazienta di leggerla.

Voglio raccontarla a voi che siete nati nella parte ricca e libera del mondo, perché viaggiare in terre remote, sconosciute ai più, non è solo spingersi oltre ai confini del mondo, ma il desiderio di confrontarsi con culture e popoli che conducono vite diverse, spesso durissime. 

PAMIR AI CONFINI DEL MONDO

In Pamir il vento gelido che soffia incessante e il sole rovente dei 4000 metri scalfiscono i volti di questo popolo fin da bambini. 

La cucina è povera, sempre pane, riso, patate e qualche animale, alle volte pollo, pecora, manzo o yak. 

Le case sono spoglie, arredate solo con qualche tappeto, ricoperte e riscaldate dallo sterco, perché a queste quote non esistono alberi e per motivi logistici ed economici è impossibile trasportali da valle. 

Spesso non c’è corrente e nemmeno acqua, ma nonostante l’estrema povertà, questo popolo riesce ad essere ospitale.

Imbandiscono tavole di benvenuto ai noi stranieri, con tè caldo, pane, burro e le immancabili carramelle. 

La loro grande diffusione è dovuta al fatto che in questo luogo remoto della terra, non esiste frutta. 

Durante l’apparecchiatura le persone sono solite sparpagliare le ciotole sul tavolo, per dare l’impressione che questo sia più ricco, ma per noi viaggiatori la ricchezza non è data dal numero di ciotole o dal quantitativo di cibo, bensì dal modo in cui ci offrono quel poco che hanno e che hanno sudato per produrre.

"Pamir"

Di persone ne ho incontrate tante in questo viaggio e le storie sono numerose, vite difficili che scorrono seguendo i tempi della natura, dove nulla è regalato e tutto va guadagnato

LA TRISTE REALTÁ DELLE DONNE RAPITE

Oggi però voglio raccontavi una storia in particolare, quella di una donna Kirzica, forte e fiera, che vive in Pamir e ha il viso scalfito da questo mondo senza agi. 

Ci accoglie nella Homestay che dirige. 

Lei un tempo era una donna libera.

Camminava per la strada quando un uomo ha accostato la sua auto e ha deciso che sarebbe diventata sua moglie. 

Rapita. Portata a Karakul, un piccolo villaggio pamiro al confine con la Cina, a 3959 metri sul livello del mare. 

Non può scappare. Viene fatta sposa e poi madre. 

Lavora nella Homestay in cui ci ha accolti, insieme al marito, anche se il termine più giusto sarebbe il suo rapitore. 

Pamir home stay

Le figlie aiutano la madre nei lavori domestici. 

La più piccola deve avere all’incirca cinque anni, mentre la grande ci serve il pasto, poi inizia a ballare e cantare per noi, indossando un abito con le maniche larghe per rendere più scenografico il suo dolce balletto. 

Mentre mangiamo ci colpisce una fotografia appesa alla parete spoglia. L’unica della casa.

Nella fotografia è ritratta una ragazzina sorridente, così chiediamo curiosi chi sia, mentre la nostra guida traduce dal pamiro all’inglese.

UNITE DALLO STESSO DESTINO

La ragazza nella fotografia è la figlia maggiore della famiglia, che per poter studiare si era trasferita a Osh, una città del Kirghizistan

Un giorno mentre camminava per strada un uomo ha deciso che ella sarebbe diventata sua moglie. 

Rapita, costretta a sposarsi, a diventare madre, ora vive in Kirghizistan

Non c’è un lieto fine in questa storia. 

La propietaria della locanda sa che sua figlia è viva, che ha avuto un bimbo che ora ha quattro mesi, ed è riuscita ad andarla a trovare, prima che fosse chiuso il confine tra Tajikistan e Kirghizistan, a causa di scontro interni. 

Oggi non può più varcare quel confine, madre e figlia sono divise da un limite invalicabile, ma unite dallo stesso triste destino.

"Ritratto" "Bambino" "Pamir"

Non hanno potuto scegliere la vita che avrebbero voluto vivere, non hanno potuto sognare, studiare ed emanciparsi.

Non hanno potuto innamorarsi e decidere l’uomo che avrebbero voluto sposare, a loro sono stati tolti tanti diritti, ma sopra ogni cosa è stata tolta la libertà.

Queste due madri, come tutte le mamme del Tajikistan e Kirghizistan e tanti altri paesi al mondo, possono solo sperare in un futuro migliore per le loro figlie. 

GRATA DELLA MIA LIBERTÀ

Questa storia è stata per me potente e sconvolgente. 

Io donna libera di trent’anni mi trovo per mia scelta a viaggiare in Pamir ai confini del mondo, ad ammirare i paesaggi di queste meravigliose vallate, ma le donne Afgane, Kirgiche, Tagiche e Pamire che ho incontrato in questi giorni non sono libere

"Paesaggio" "Pamir"

Non hanno i miei, i nostri stessi diritti e le ore lunghissime passate in macchina, mentre attraverso la natura incontaminata di questa terra, non possono non farmi riflettere sulla mia condizione e sulla loro. 

Mi sento fortemente grata per la mia libertà e l’opportunità di poter viaggiare ai confini del mondo.

One Comment

  • Margherita

    Sono rimasta immobile, a leggere della storia che hai raccontato. Quando si vive in un paese dove la libertà appare come una cosa scontata, si tralascia il fatto che al mondo esistono luoghi difficili come il Pamir. Non oso immaginare cosa provino queste donne, mi sale solo una grande tristezza ♥️ Grazie per averla raccontata.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.